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"Non abbiate
paura delle nuove tecnologie! Esse sono «tra le cose
meravigliose» — «inter mirifica» — che Dio ci ha messo a
disposizione per scoprire, usare, far conoscere la verità, anche
la verità sulla nostra dignità e sul nostro destino di figli
suoi, eredi del suo Regno eterno."
Dalla
LETTERA APOSTOLICA
"IL RAPIDO SVILUPPO" del SOMMO PONTEFICE GIOVANNI PAOLO II
AI RESPONSABILI DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI |
è proprio questo uno dei
quesiti che mi faccio più di frequente: "Sto lavorando nel modo giusto
con i miei ragazzi? Usano troppo il computer?" Mi rendo conto che non
esistano risposte pronte che qualcuno mi possa dare, così periodicamente
cerco di fare delle
riflessioni sul mio operato, chiedo le impressioni degli alunni e
delle famiglie sul lavoro svolto ed escogito qualche nuova idea. Mi
sento continuamente a metà tra passato e futuro: da un lato la
mia impostazione classica, a cui non riesco, non posso e non voglio
rinunciare, e dall'altro la passione per la tecnologia.
è quest'ultima che mi
avvicina molto ai miei alunni e che mi permette, come il pifferaio
magico, di portali lentamente anche nel mondo della classicità.
Ritengo insomma che il
PC debba essere un mezzo per raggiungere il fine. Si può cioè far
lezione in modo diverso arrivando ad insegnare ai giovani quei contenuti
che fortunatamente non cambiano. Ho scoperto così che un Achille li può
appassionare quanto un eroe televisivo e che una gara di verbi li fa
studiare più di una verifica programmata. Non sempre insomma per rendere
la lezione meno noiosa serve il computer, a volte basta davvero poco!
Fondamentalmente è questo
il grande problema: la noia. Penso sia difficile stare al passo con le
aspettative che i ragazzi hanno su di noi. Sono abituati ad effetti
incredibili con TV e videogiochi e noi dobbiamo intrattenerli per ore
con materiale che, al confronto, ricorda il tempo degli "Antenati
Flinstones". Siamo insomma in quello che io chiamo Barocco mediatico:
il fine di ogni spettacolo/gioco a cui assistono è quello di suscitare
meraviglia. Per poter catturare la loro attenzione spesso non basta
stare al passo con i tempi, bisognerebbe
precederli.
è una fatica immensa che
parò ripaga quando li si vede incantati di fronte ad una proposta di
lavoro o alla semplice lettura di un testo.
Credo che la storia del
videogioco potrebbe aiutarci a capire meglio i
cambiamenti degli ultimi anni.
Penso per esempio ai primi games in cui bisognava colpire sagome umane
in movimento per acquisire punti. Ora, con l'arrivo di una
realtà virtuale sempre
più reale, si assiste all'uccisione delle proprie vittime con relative
scene di sangue. Tutto punta appunto sul coinvolgimento totale di chi
gioca, sullo spettacolo e sulla violenza gratuita; accade così che alla
boxe si sostituisce il wrestling, emblema delle nostre abitudini.
è finito il tempo del
mondo di gesso e si apre quello del multitasking: il
computer, la realtà virtuale e il lavoro contemporaneo. I ragazzi sono
capaci di dare la massima attenzione, ma per tempi limitati e riescono a
fare, a volte meglio di noi, più cose contemporaneamente. Conoscere il
loro modo d'agire e le loro abitudine può aiutare a strutturare meglio
le nostre lezioni.
In una realtà come la
nostra, in cui è la televisione a dettare le regole e a stabile i
costumi, diventa ancora più importante avvicinarci ma non cedere e
portare i nostri alunni ad un grado di consapevolezza alto. Per
questo abbiamo svolto varie attività in classe che avessero l'obiettivo
di renderli consapevoli di fronte alle scelte (orientamento,
concorsi...)
Ho sempre cercato poi di
essere aperta anche ad altre metodologie didattiche, cercando di
cogliere e riproporre quello che ho ritenuto più adatto alle mie
necessità. Ho conosciuto per esempio il
metodo Feuerstëin:
sostiene che il quoziente d’intelligenza ci racconta solo quello che il
ragazzo ha appreso, non ci dice nulla su quello che potrebbe essere
messo in grado di imparare con la giusta mediazione degli insegnanti.
Rispolverando Orazio e riadattandolo direi proprio: "Carpe melius".
Un altro sistema che ho
conosciuto personalmente, poiché ho insegnato nella scuola salesiana, è
quello preventivo di don Bosco. Si basa tutto sull'amorevolezza
che sta a metà tra l'autorevolezza e l'amore e prevede che alunni
informati sulle possibili ripercussioni che loro gesti potrebbero avere,
agiscano nel modo corretto e interiorizzino le regole.
Concludendo ritengo che il computer serva per:
-
Sviluppare logica, fantasia, creatività,
attenzione, concentrazione, conoscenze (grazie anche al multimediale e
ai filmati o alle simulazioni
-
avvicinarci ai ragazzi e
alla loro realtà per portarli gradualmente nella nostra
-
memorizzare meglio:
Se melo dici, dimentico.
Se mi fai vedere, ricordo.
Se mi coinvolgi, capisco.
(Proverbio cinese)
-
insegnare utilizzando
metodologie non noiose
-
offrire la possibilità di lavori di coppia o di piccoli gruppi senza troppa
dispersione
-
obbligare alla precisione, all’attenzione
(se non si fa
esattamente tutta la procedura come va fatta non si riesce a
raggiungere il proprio scopo)
-
imparare a scrivere con programmi che suggeriscano errori e facciano
proposte di sinonimi.
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